Per medicina di genere si intende lo studio dell’influenza delle differenze biologiche definite dal sesso e le differenze socio-economiche e culturali definite dal genere, sullo stato di salute e di malattia di ogni persona. Le evidenze epidemiologiche mostrano oggi l’esistenza di differenze tra uomini e donne in diversi aspetti della patologia oncologica: dall’incidenza alla mortalità, dalla presentazione di malattia alla risposta ai trattamenti, e agli effetti collaterali. Per esempio, le donne hanno un rischio ridotto di sviluppare il melanoma e solitamente sono interessate da forme meno aggressive; ma ad esempio sviluppano il tumore del polmone 2,5 volte in più dell’uomo, anche se non fumatrici.
Quando parliamo di oncologia genere-specifica non possiamo solo limitarci alla constatazione delle differenze, ma dobbiamo entrare nel merito dei meccanismi biologici che stanno alla base di questa diversità e declinare in modo sempre più mirato le cure. L’analisi delle differenze di genere deve partire fin dall’inizio del percorso di cura, ipotizzando screening differenziati per timing e tipologia degli esami diagnostici.
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La stessa chirurgia deve prendere in considerazione le importanti differenze anatomiche e non solo, nella pianificazione di una chirurgia oncologica differenziata, al fine di ottenere la stessa radicalità oncologica e garantendo una buona funzionalità residua.
Quando si parla di medicina di precisione non ci si può riferire solo alla presenza o meno di un target da colpire; ma è necessario capire se l’inibizione o l’attivazione di quel target induca la stessa risposta nel soggetto femminile e in quello maschile; o se, ad esempio, in corso di immunoterapia la fitness immunologica possa essere responsabile di differenti profili di efficacia e di tossicità nelle donne rispetto agli uomini. Alcune evidenze, ad esempio, fanno emergere un diverso profilo di tossicità ad esempio per gli EGFR inibitori, gli ALK inibitori o i PARP-inibitori in relazione alle diverse patologie trattate (tumori polmonari, colon-rettali, etc..), tra uomini e donne; così come sono sempre più corpose le evidenze che dimostrano un diverso profilo di efficacia/tossicità tra donne e uomini per l’immuno o la chemio-immunoterapia.
Per dirla in numeri, sebbene i tumori colpiscano in genere più gli uomini che le donne (in Italia si ammalano di tumore un uomo su due e una donna su tre), in generale le donne presentano il 34% in più di tossicità con farmaci biologici e oltre 40% in più con immunoterapia. Questo diverso profilo di tossicità ai trattamento può minare l’aderenza alla terapia stessa, peggiorare la qualità della vita, comportando, ad esempio, fino al 34% di abbandono della terapia ormonale adiuvante nella donne operate per tumore alla mammella, con conseguente impatto potenziale sulla prognosi. L’obiettivo di questo evento è quello di affrontare la tematica della oncologia genere-specifica nei suoi vari aspetti, dalla diagnosi precoce alla malattia avanzata. Un focus particolare sarà dedicato alle terapie target quali ancorpi monoclonali, antiangiogenetici e PARP-inibitori, e all’immunoterapia del tumore polmonare, del mesotelioma e del melanoma, dove maggiori sono oggi le evidenze delle differenze di genere in termini di efficacia e tossicità.
Attraverso un patient journey andremo a scoprire, come le differenze di genere in oncologia, impongano oggi più che mai l’applicazione di un nuovo approccio metodologico interdisciplinare, che debba tener conto delle differenze nella fisiopatologia, nell’epidemiologia e nelle manifestazioni cliniche delle neoplasie. Questa nuova visione dell’oncologia sperimentale e clinica avrà sicuramente un impatto sulla prevenzione, diagnosi, risposta alle cure, ma anche su appropriatezza, sicurezza e accesso alle terapie. In questo senso un aiuto ci giunge anche dalla pubblicazione delle raccomandazioni AIOM per un oncologia di genere, che tra l’altro richiamano l’attenzione sulla maggior formazione del personale sanitario in tal senso. Si chiuderà l’evento affrontando l’argomento complesso e quanto mai delicato del fine vita nel paziente oncologico, dove le differenze di genere, intese come influenza dei diversi aspetti socioculturali acuiscono più che mai la diversità tra donne e uomini.